Autore Roach max   Euro
43,00
Titolo Members, don't git weary (180 gr.)  
supporto Lp edizione nuovo          stereo  
anno 1968 stampa usa etichetta   real gone   codice 2111843

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versione per stampa
Ristampa del 2022, in vinile 180 grammi, copertina senza barcode pressoche' identica alla prima tiratura pubblicata dalla Atlantic nel 1968, inciso nello RCA Studio B a New York in due sessioni, il 25 giungo ed il 26 luglio del 1968, con formazione composta da Charles Tolliver (tromba), Gary Bartz (sax alto), Stanley Cowell (pianoforte, piano elettrico), Jymie Merritt (basso elettrico), Max Roach (batteria) e, in due brani, Andy Bey (voce). Considerato da alcuni uno dei migliori dischi di Roach negli anni '60, questo album, uscito dopo "Drums unlimited" (1965) e prima di "Lift every voice and sing" (1971), usci' in un periodo in cui Roach pubblico' pochi dischi come band leader. Si tratta di un lavoro in cui la batteria suona particolarmente energica ed in cui l'utilizzo di strumenti elettrici come il basso non contamina piu' di tanto l'approccio diretto e vicino al jazz modale del gruppo. Questa la scaletta dei brani: "Abstrutions", "Libra", "Effi", "Equipose", "Members, don't git weary", "Absolutions". Uno dei batteristi piu' innovativi ed influenti della storia del jazz, Max Roach e' stato, con Kenny Clarke, l'artefice del rinnovamento della batteria nell'ambito del be bop, partecipando successivamente a molte delle correnti innovative del jazz: lo possiamo ascoltare ad esempio nelle storiche incisioni di Miles Davis del 1949-50 che furono poi raccolte nell'album "Birth of the cool", con il mitico Quintet insieme a Parker, Gillespie, Mingus e Powell, e con il suo quintetto in compagnia di Clifford Brown. Negli anni '60 Roach si dedico' all'attivismo politico in favore dell'emancipazione degli afroamericani, componendo lo storico lp "We insist! Freedom now suite" (1960); fu anche attento al free jazz, incidendo con Anthony Braxton, Archie Shepp e Cecil Taylor, ed al jazz elettrico, come testimoniano dischi quali "members, don't git weary" (1968). Nel corso degli anni '70 si dedico' anche all'insegnamento e continuo' a sperimentare nuove soluzioni in particolare nell'ambito delle percussioni.    
   
     
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