Autore Can   Euro
47,00
Titolo Live in stuttgart 1975 (ltd. orange vinyl)  
supporto LP3 edizione nuovo          stereo  
anno 1975 stampa uk etichetta   spoon   codice 2107799

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Edizione limitata in triplo vinile di colore arancione, allegato codice per il download digitale dell'album, copertina apribile in tre, inserto apribile con ricche note, label custom in bianco e nero con particolari dello artwork di copertina, diversi su ciascuna delle sei facciate, catalogo SPOON63. Pubblicato nel maggio del 2021 dalla Spoon, questo album contiene le registrazioni finora inedite di una performance dal vivo data dai Can a Stoccarda nel 1975, con la formazione a quartetto composta dai membri fondatori Irmin Schmidt (tastiere, synth), Jaki Liebezeit (batteria), Michael Karoli (chitarre) e Holger Czukay (basso). Proprio Irmin Schmidt ha curato la preparazione di questa storica pubblicazione, che documenta una performance di novanta minuti, per lo più strumentali, in cui i Can si lanciano in una serie di lunghe improvvisazioni supportate dal groove ritmico preciso, raffinato ed inesauribile di Liebezeit e Czukay, su cui Schmidt ricama ipnotizzanti bordoni di organo ed elettronica, e Karoli porta la sua chitarra al confine fra funk, psichedelia e jazz: come alcuni critici hanno fatto notare (Fred Thomas), non mancano affinità con il Miles Davis elettrico degli anni '70 in questi tour de force ritmico-melodici, ma è distinguibilissimo anche il marchio dei Can, con il loro groove "elastico" e le loro atmosfere cerebrali e misteriose. Questa la scaletta: "Stuttgart 75 eins", "Stuttgart 75 zwei", "Stuttgart 75 drei (part 1)", "Stuttgart 75 drei (part 2)", "Stuttgart 75 drei (part 3)", "Stuttgart 75 vier", "Stuttgart 75 funf". Gruppo tedesco di enorme importanza per quello che è passato alla storia come ''krautrock'' ma anche per generazioni successive di musicisti, dalla new wave al post rock, i Can si formarono a Colonia nel 1968. Influenzati dalla musica d'avanguardia di Stockhausen e dal funk come dal pop dei Beatles e dallo underground dei primi Velvet Underground, erano maestri della elaborazione sonora in studio ma anche assai efficaci dal vivo; la loro musica, che combinava ritmi complessi quanto circolari ed apparentemente ripetitivi (ma anche quasi impercettibilmente ricchi di sfumature), prodotti dal batterista Jaki Liebezeit (che veniva dal jazz!) e dal bassista Holger Czukay (autore come solista dell'eccezionale ''Canaxis'', 1969), melodie ora molto delicate e pop, ora dissonanti e schizofreniche, funk, jazz, psichedelia, minimalismo, pop, sperimentazione, suggestioni orientaleggianti, era estremamente originale e sarebbe poi risultata seminale per le generazioni successive. Inizialmente fronteggiati dal cantante e poeta afroamericano Malcolm Mooney (con loro nel primo album ''Monster movie'', 1969, ed in parte del secondo ''Soundtracks'', 1970), trovarono poi nel giapponese Kenji ''Damo'' Suzuki una voce più duratura, seppure tanto fuori dalle righe ed aliena quanto quella di Mooney, e realizzarono dischi fondamentali come ''Tago mago'' (1971) e ''Future days'' (1973).    
   
     
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