Hai cercato:  immessi ultimi 15 giorni --- Titoli trovati: : 276
 
Pag.: oggetti:
 
ordina per
aiuto su ricerche
Pag.: oggetti:
Genesis bbc broadcasts (3lp)
lp3 [edizione] nuovo  stereo  eu  1971  emi / bbc / universal 
rock 60-70
Triplo album ufficiale, copertina apribile in tre parti, con adesivo di presentazione sul fronte, inner sleeves; realizzato per la prima volta nel febbraio del 2023, queso album contiene nelle sue sei facciate 23 brani, molti dei quali inediti ufficialmente in queste versioni, registrati tra il 1971 ed il 1992 o durante sessions radiofoniche effettuate negli studi della BBC inglese, o durante concerti trasmessi dalla stessa BBC. La selezione dei brani e' stata curata dal membro fondatore Tony Banks e dall'ingegnere e produttore di lunga data del gruppo Nick Davis, ed attraversa buona parte della storia della band, ancora con Peter Gabriel alla voce nelle prime sei tracce. Il set comprende brani da entrambe le esibizioni del gruppo a Knebworth (nel 1978 e nel 1992), dallo spettacolo del 1980 al Lyceum di Londra e dal trionfale tutto esaurito a Wembley nel 1987. Completano il tutto le sessioni al Paris Theatre e al Nightride dei primi anni '70, nonché la richiestissima versione bis di "Watcher Of The Skies" al Wembley Empire Pool nel 1975. Questa la lista completa dei brani: "Musical Box" (Paris Studios, 2 marzo 1972), "Stagnation" (per la trasmissione radiofonica Sounds Of ‘70's, 10 maggio 1971), "Harlequin" (Peel Sessions, Gennaio 1972), "Harold The Barrel" (Peel Sessions, Settembre 1972), "Get Em Out By Friday" (Peel Sesssions, Settembre 1972), "Watcher Of The Skies" (BBC In Concert, 1975), "Dancing With The Moonlit Knight" (Lyceum, 7 maggio 1980), "Carpet Crawlers" (Lyceum, 7 maggio 1980), "Behind The Lines" (Lyceum, 7 maggio 1980), "Duchess" (Lyceum, 7 maggio 1980), "Guide Vocal" (Lyceum, 7 maggio 1980), "Dukes Travels" (Lyceum, 7 maggio 1980), "Dukes End" (Lyceum, 7 maggio 1980), "Say It’s Alright Joe" (Lyceum, 7 maggio 1980), "The Lady Lies" (Lyceum, 7 maggio 1980), "I Know What I Like (In Your Wardrobe)" (Lyceum, 7 maggio 1980), "Mama" (Wembley, luglio 1987), "That’s all" (Wembley, luglio 1987), "Home By The Sea" (Wembley, luglio 1987), "Second Home" (Wembley, luglio 1987), "Throwing It All Away" (Wembley, luglio 1987), "No Son Of Mine" (Knebworth, 2 agosto 1992), "Driving The Last Spike" (Knebworth, 2 agosto 1992).
Euro
44,00
codice 3033865
scheda
Genesis Trespass (180 gr.)
Lp [edizione] nuovo  stereo  eu  1970  umc 
rock 60-70
Ristampa del 2018, in vinile 180 grammi, copertina apribile pressoche' identica alla prima rara tiratura uscita nel 1970 su Charisma, sebbene liscia e non piu' textured, e corredata di inserto. Pubblicato in Inghilterra nell' ottobre del 1970 dopo ''From Genesis to revelation'' e prima di ''Nursery cryme'', non entrato in classifica in Inghilterra ne' in America. Il secondo album. Registrato con Peter Gabriel, Tony Banks, Mike Rutheford, Anthony Phillips e John Mayhew, precedentemente all'ingresso di phil collins e steve hackett, che avverra' nel dicembre del 1970, e' uno dei vertici assoluti del progressive inglese e per solito e' amato anche da coloro che non sono usi a tali ascolti, opera rigorosa e per nulla ridondante, quasi essenziale per un album del gruppo, dall' incedere incantato e meraviglioso, con toni meno barocchi e piu' folk rispetto al futuro ''nursery crime'', e' un vero miracolo di equilibrio, denso, oscuro, ipnotico, e resta per una nutrita ed appassionata schiera di ascoltatori, il loro capolavoro assoluto. Il loro primo vero passo nel progressive ed il primo uscito per la Charisma , tutti i brani sono scritti da Gabriel, Banks, Phillips, e Rutherford , e' anche il momento in cui la band inizia a sperimentare coi i live teatrali, con i costumi, i testi sono oscuri e complessi, la voce di Gabriel ha qui un tono unico, mai piu' ripetuto in questi termini in futuro, la chitarra di Phillips e' medioevaleggiante ed elettrica, tutti i brani sono pressoche' leggendari- "Visions of Angels" , "Stagnation" "The Knife", ''Looking For Someone'', ''White Mountain'', '' Dusk''.
Euro
28,00
codice 3033864
scheda
Ghostpoet Dark days + canapes (clear)
Lp [edizione] nuovo  stereo  eu  2017  play it again sam 
indie 2000
ristampa in vinile trasparente. Obaro Ejimiwe, aka Ghostpoet è un cantante/musicista, le cui produzioni si collocano sulla direttiva grime-dubstep, con inserimenti elettronici e soprattutto ritmiche hip hop minimali, con uno modo poco canonico di raccontare in rime, vere e proprie poesie metropolitane; debutta nel 2010 con l'EP "The sound of strangers", cui segue il disco di debutto, "Peanut butter blues & melancholy jam" nel febbraio 11, nominato al Mercury Prize di quello stesso anno. Nel maggio 2013 esce il terzo album, "Some say I so I say light"; con ospiti quali Tony Allen e Dave Okumu, l'album suona una contaminazione di hip hop oscuro e soporifero, diluito da istanze dubstep e derive strumentali, simile a quello del debutto con una voce metropolitana, pigra e lamentosa, in dialetto 'cokney'. “Dark Days + Canapés” (2017), disco prodotto da Leo Abrahams (già al lavoro con Brian Eno, Jon Hopkins), è il terzo album a nome Ghostpoet, pseudonimo di Obaro Ejimiwe. Ancora una volta, anche in questa nuova produzione, il rapper e musicista britannico riesce a creare un universo sonoro, in grado di unire – musicalmente parlando – trip hop, art pop, hip hop, rock e cantato rap/spoken word.
Euro
18,00
codice 2126791
scheda
Ghostpoet Shedding skin (purple)
Lp [edizione] nuovo  stereo  eu  2015  play it again sam 
indie 2000
ristampa in vinile viola. Lp pubblicato dalla Play It Again Sam, nel marzo 2015, dopo "Some say I so I say light" (13), il terzo album per Obaro Ejimiwe, artista e rapper inglese basato a Londra. Con questa terza prova, Ghostpoet mette da parte le fredde sonorita' del precedente album, a favore di suoni caldi in un assetto quasi live, sul quale vengono sviluppate trame intense con una voce particolare fra 'spoken word' ed il tipico piglio cantautorale pigro. In ulteriore evidenza sonorita' piu' rock, dettate da una chitarra elettrica che e' lo strumento principale, i cui cinematici riffs fanno pensare ai Portished, in una musica che trova corrispondenza anche verso Tricky, Modest Mouse ed il recente album di Dean Blunt, "Black metal". Si segnala la partecipazione di Paul Smith dei Maximo Park, della jazzista belga Melanie De Biasio e Lucy Rose ai cori. Obaro Ejimiwe, aka Ghostpoet e' un poeta/cantante, le cui produzioni si collocano sulla direttiva grime-dubstep, con inserimenti elettronici e soprattutto ritmiche hip hop minimali, con uno modo poco canonico di raccontare in rime, vere e proprie poesie metropolitane; debutta nel 2010 con l'Ep "The sound of strangers", cui segue il debutto full lenght, "Peanut butter blues & melancholy jam" nel febbraio 11, nominato al Mercury Prize di quello stesso anno. Nel maggio 13 esce il terzo album, "Some say I so I say light"; con ospiti quali Tony Allen e Dave Okumu, l'album suona una contaminazione di hip hop oscuro e soporifero, diluito da istanze dubstep e derive strumentali, simile a quello del debutto con una voce metropolitana, pigra e lamentosa, in dialetto 'cokney'.
Euro
21,00
codice 2126792
scheda
Golson benny This is for you, john (ltd. numbered 180 gr. green vinyl)
Lp [edizione] nuovo  stereo  eu  1983  music on vinyl 
jazz
Edizione limitata a mille copie numerate sul retro copertina, in vinile da 180 grammi di colore verde, copertina lucida. Ristampa del 2022 ad opera della Music On Vinyl, pressoché identica alla prima tiratura. Originariamente pubblicato nel 1984 dalla Baystate solo in Giappone, poi ristampato in Europa pochi anni dopo, questo album fu inciso al Vanguard Studio di New York fra il 20 ed il 21 dicembre del 1983, da Benny Golson (sax tenore), Pharoah Sanders (sax tenore), Ron Carter (contrabbasso), Jack Dejohnette (batteria) e Cedar Walton (pianoforte). Accompagnato da un cast di altissimo livello, composto in larga parte da strumentisti abituati anche a confrontarsi con filoni del jazz avanzati come il post bop, "This is for you, John" è dedicato al grande John Coltrane, con il quale un giovanissimo Golson aveva suonato in quel di Philadelphia decenni prima. Qui Benny condivide il ruolo di sassofonista con un collega che conosceva bene la musica di Trane, Phaorah Sanders, e che qui si cala in un contesto stilistico prevalentemente hard bop. Questa la scaletta: "Jam The Avenue", "Greensleeves", "Origin", "A Chance Of Heart", "Times Past (This Is For You, John)", "Page 12", "Vilia". Talentoso compositore, arrangiatore e sassofonista tenore fra be bop e hard bop, Benny Golson nasce a Philadelphia nel 1929. Studia alla Howard University e nel '51 suona con la Bull Mose Jackson's R&B Band, che al tempo comprendeva Tadd Dameron al piano, con il quale Golson suona per un periodo nel '53 per poi lavorare con Lionel Hampton tra il '53 ed il '54, e con Johnny Hodges ed Earl Bostic dal '54 al '56. Diviene famoso nell'orchestra di Dizzy Gillespie nel periodo tra il '56 ed il '58. Nel corso della sua carriera ha scritto alcuni standard, tra i quali "I Remember Clifford" (dedicata a Clifford Brown), "Killer Joe", "Stablemates", "Whisper Not" ed altre. E' stato anche con Art Blakey ed i suoi Jazz Messengers ('dal '58 al '59) ed ha guidato, insieme ad Art Farmer, il Jazztet.
Euro
16,00
codice 3515695
scheda
Helado negro Phasor (ltd translucent)
Lp [edizione] nuovo  stereo  eu  2024  4ad 
indie 2000
edizione limitata in vinile trasparente, adesivo su cellophane. Ottavo album di Roberto Carlos Lange come Helado Negro. Nove brani di ampio respiro, ispirate a detta dell'artista da "nuvole lente, lunghe camminate in montagna e caldo morbido". Pop sperimentale, cantato in inglese e spagnolo, che incoraggia la lentezza e la contemplazione. Roberto Carlos Lange (meglio conosciuto come Helado Negro), nato in Florida nel 1980 da genitori ecuadoregni, è musicista, attivo anche nel campo delle arti visive. Numerosi i suoi progetti musicali, fra cui Epstein, progetto strumentale di beat elettronici, e Ombre, dream pop fumoso insieme alla compagna di scuderia, Julianna Barwick. Un artista capace di amalgamare in maniera perfetta pop, funk, soul, lounge music, IDM, folktronica e tropicalismo.
Euro
35,00
codice 2126828
scheda
Helmet Live and rare
Lp [edizione] nuovo  stereo  eu  1990  e-a-r 
indie 90
Album che raccoglie brani da due concerti, sul lato A registrati il 21/1/1990 allo storico CBGB, sul lato B, il 24/1/1993 al Big day out di Melbourne. Storico gruppo indie metal newyorchese, gli Helmet si formano nel 1989. Influenzati da gruppi come Big Black e Sonic Youth come dal jazz e dal metal, gli Helmet producono una musica potente e viscerale, sincopata e dissonante; il gruppo attira presto l'interesse delle major con il suo originale look ed approccio musicale, quindi firma un contratto con la Interscope nel 1992 e pubblica il secondo album "Meantime", che vende piu' di un milione di copie. La natura eclettica del gruppo porta anche a esperimenti rap metal con gli House Of Pain nel 1993, ma in seguito a contrasti interni la formazione originaria si disgrega dopo la meta' degli anni '90; dopo un periodo di riflessione il cantante Page Hamilton rimette insieme il gruppo con una nuova formazione.
Euro
32,00
codice 2127020
scheda
Hendrix Jimi Band of gypsys (+booklet)
Lp [edizione] nuovo  stereo  eu  1970  experience / legacy / sony 
rock 60-70
Ristampa rimasterizzata dai master tapes analogici originali, copertina apribile, pressoche' identica alla prima ormai rara tiratura pubblicata in Inghilterra nel 1970 su Track, nella versione definitiva con l' immagine di Hendrix intento a suonare (la cosiddetta ''Isle of Wight cover''), corredata di booklet di otto pagine con foto e note. Pubblicato nel giugno del 1970 in Inghilterra e nell' aprile dello stesso anno in usa dopo ''Electric lalyland'' e prima di "Cry of Love'', giunse al numero 6 delle classifiche inglesi ed al numero 5 di quelle americane. L' ultimo album registrato e regolarmente uscito prima della morte avvenuta il il 18 settembre del 1970, l' unico (tra quelli non postumi) live, fu registrato in America durante i concerti tenuti alla fine del 1969 al fillmore east di new york con una formazione triangolare che vedeva Billy Cox al basso e Buddy Miles alla batteria. Il disco fu concepito da Hendrix per liberarsi da obblighi contrattuali, la Experience si era sciolta dopo il concerto di Denver nel 1969, ma questa nuova formazione aveva dato nuova energia al chitarrista, che si presento' sul palco in grande forma, la scaletta presenta molto materiale inedito, quello su cui stava lavorando in quel momento, e le influenze funk e r'n'b' si sentono moltissimo in brani quali ''Message to love'' o ''Power to love'', dove anche i testi si fanno assai diversi dal passato. inoltre, per la prima volta Jimi usa live il micidiale ''fuzz face'', distorsore ultrapotente che unito allo wah wah rende il suo suono, se possibile, ancora piu' pieno e distorto. ''Who knows'' e ''Power to love'' sono brani ora leggendari, ma e' in ''Machine gun'' che davvero si giunge al limite, con suoni incredibili che escono dalla chitarra come fosse un bombardiere in piena azione. Tra i brani anche due composizioni di Buddy Miles, ma ovviamente la scena era per il solo Hendrix. Questo disco e' non solo una parte importantissima della storia artistica di hendrix, ma anche uno dei migliori live albums mai pubblicati in assoluto. Ecco la scaletta: "Who knows", "Machine gun", "Changes", "Power of soul", "Message to love", "We gotta live together".
Euro
27,00
codice 2126731
scheda
Hendrix jimi Live at woodstock (+book)
lp3 [edizione] nuovo  stereo  eu  1969  experience / sony / legacy 
rock 60-70
triplo album, ristampa con copertina pressoche' identica alla originaria tiratura, apribile in tre, corredata di libretto di otto pagine in formato 11'' con foto a colori e note (nonostante l' adesivo di presentazione riporti erroneamente che le pagine sono 24). Uscito originariamente nel 1999 su Mca/Experience, triplo album (che in questa versione e' contenuto in un box in cartone rigido, senza barcode), in vinile 200 grammi, ciascuno album contenuto in una propria copertina fotografica, con "custom labels", libretto di 36 pagine in formato lp ricchissimo di note e foto. Pubblicato nel 1999, il disco proponeva, per la prima volta, l' intera performance di Hendrix con la sua Band Of Gypsys al festival di Woodstock (con l'esclusione dei due brani cantati dal secondo chitarrista Jerry Lee, ''Mastermind'' e ''Gypsy woman''), del 19 agosto 1969, in precedenza pubblicata solo parzialmente. Una testimonianza illuminante della situazione artistica di Hendrix poco dopo aver sciolto i leggendari Experience e subito dopo aver formato i Gypsy Sun And Rainbows, la cui ossatura principale era composta dai fedeli Billy Cox e Mitch Mitchell: la performance di Hendrix fu caotica ed estrema, esaltante e frustrante al tempo stesso per alcuni, tuttavia storica, con la celebre interpretazione dell'inno degli Stati Uniti con tanto di suoni di mitragliatrice mimati dalla sua chitarra, e la distrutta chiusura di ''Hey Joe''. Questa la scaletta: ''Introduction'', ''Message to love'', ''Hear my train a comin''', ''Spanish castle magic'', ''Red house'', ''Lover man'', ''Foxey lady'', ''Jam back at the house'', ''Izabella'', ''Fire'', ''Voodoo child (slight return)'', ''Star sprangled banner'', ''Purple haze'', ''Woodstock improvisation'', ''Villanova junction'', ''Hey Joe''. Da Wikipedia: "Il festival di Woodstock del 1969 fu sicuramente uno degli eventi più rappresentativi per l'intero immaginario collettivo correlato alla musica degli anni sessanta ed al movimento flower power. In tale contesto, la performance di Jimi Hendrix divenne un vero e proprio simbolo del festival stesso oltre che del pensiero pacifista di quegli anni. L'esibizione del chitarrista era stata programmata in chiusura della rassegna, la sera del 18 agosto 1969, terzo ed ultimo di quei three days of peace, love and music: a causa però dei problemi tecnici e logistici che si verificarono, non ultimo il violento acquazzone che si abbatté sulla zona a metà del secondo giorno, la sua performance dovette essere rimandata all'alba del giorno successivo. L'enorme folla dei tre giorni precedenti (oltre 500.000 spettatori paganti) si era considerevolmente ridotta ed Hendrix chiuse il festival davanti ad un pubblico di dimensioni certo notevoli, ma decisamente inferiori alle aspettative: circa 200.000 spettatori, in larga parte esausti e storditi dopo tre giorni di kermesse ininterrotta. Il chitarrista si presentò sul palco con una formazione espansa, introdotta dallo speaker come Jimi Hendrix Experience, ma prontamente ripresentata dallo stesso Hendrix come Gipsy Sun And Rainbows: ne seguì un'esibizione di due ore - tra le più lunghe in assoluto della sua carriera - buona ma non eccellente, anche a causa dell'ancora scarsa armonia con il resto della band, dell'insufficiente soundcheck e di alcuni problemi tecnici connessi all'impianto microfonico. Quello che più rilevò, ad ogni modo, in quella storica esibizione, fu la celeberrima trasfigurazione chitarristica operata sul tema di The Star-Spangled Banner, inno degli Stati Uniti d'America: Hendrix si accanì sul tema dell'inno in maniera selvaggia, intervallandolo con feroci simulazioni sonore dei bombardamenti e dei mitragliamenti sui villaggi del Vietnam, sirene di contraerea ed altri rumori di battaglia, il tutto avvalendosi della sua sola chitarra. Nella realtà dei fatti, rimane tuttora estremamente controverso il significato che Hendrix volle attribuire a quel modo di proporre l'inno nazionale statunitense. Seppure la sua ragion d'essere sia piuttosto chiara, c'è da dire che già da un anno tale versione di The Star Spangled Banner veniva eseguita dal vivo e che lo stesso Hendrix è sempre stato piuttosto sibillino sul tema: in un'intervista a ridosso del festival di Woodstock il chitarrista si dichiarò disinteressato alle questioni politiche, e ad una domanda più precisa - rivoltagli al Dick Cavett's Show - sul perché della sua resa così poco ortodossa dell'inno americano rispose candidamente: «Penso che sia meraviglioso suonarlo così». Neppure è vero però, come alcuni hanno voluto insinuare, che Hendrix fosse addirittura favorevole all'intervento in Vietnam: oltre alla fin troppo eloquente trasfigurazione dell'inno statunitense effettuata a Woodstock, si pensi ad esempio che il brano Machine Gun, contenuto nel suo ultimo LP Band of Gypsys, è un'esplicita canzone di protesta contro la guerra.
Euro
43,00
codice 2126732
scheda
Lp [edizione] nuovo  stereo  cze  2024  island 
indie 2000
copertina con parti in rilievo. Il secondo album solista della cantante americana, già frontwoman degli Alabama shakes. Disco che si tuffa nella corsa liberatoria del soul psichedelico in tutte le sue miriadi di forme. note a seguire Brittany Howard, voce e chitarra degli Alabama Shakes, porta avanti una carriera da solista dopo che la sua band madre ha guadagnato visibilità e una serie di positivi consensi anche da artisti de calibro di Robert Plant, David Byrne, Jack White, Adele etc; la musica degli Alabame Shakes ha le proprie radici nella tradizione soul (Aretha Franklyn e Otis Redding) e blues. Da solista la Howard porta avanti con stile e classe la propria visione sonora, in bilico tra psychedelic soul, soul blues e blues rock.
Euro
36,00
codice 2126997
scheda
Idles Brutalism (remastered)
Lp [edizione] nuovo  stereo  eu  2017  partisan 
indie 2000
ristampa rimasterizzata, copertina apribile. “Brutalism” (2017) è il disco esordio degli inglesi Idles, autodefinitisi “angry band”. L’album è il classico disco punk, con la tipica impronta british : sfrontatezza e rabbia. Con gli Idles si potrebbe parlare di una versione chitarristica degli Sleaford Mods. Quintetto di Bristol, nato su iniziativa del cantante gallese Joe Talbot e del bassista Adam Devonshire, i cinque propongono un’ aggressiva ed originale miscela di post punk e di certo hardcore evoluto, dove accanto a brani veloci, tirati e granitici trovano spazio composizioni dalle dinamiche più articolate, con la baritonale ed urticante voce di Talbot a fare da perfetto megafono a testi che, con intelligenza e sarcasmo, dipingono un quotidiano dove noia, depressione, machismo, disillusione e xenofobia rendono la società inglese sempre più buia e chiusa. Attivi dal 2009, dopo una lunga gavetta contraddistinta da una manciata di brani in formato digitale, di E.P. autoprodotti e da una intensa attività live, nel 2016 il 45 giri “Well done” , oggi rarissimo e carissimo pezzo da collezione, farà da preludio ed andrà poi a far parte dell’esordio “Brutalism”, uscito nel 2017. Il disco, già maturo e compatto, annovera tra i pezzi forti lo strepitoso anthem “Mother” , poi cavallo di battaglia nei loro infuocati live, uscirà anch’esso come singolo 7”, cosi come “Divide and conquer”. Il seguito “Joy as an act of resistance” -raramente titolo di un disco è stato così efficace nel sintetizzare l’attitudine di una band- uscito nel 2018 per la Partisan Records ( stessa etichetta che meno di un anno dopo pubblicherà l’esordio di un’altra “big thing”, i Fontaines D.C.), vede gli IDLES proseguire nel loro percorso con ancora più consapevolezza e include brani destinati a diventare loro classici come “Colossus”, I’m scum”, “Samaritans” e l’inno alla fratellanza “Danny Nedelko”. Sul finire di lato A l’intimità straziante di “June”, scritta da Talbot in conseguenza della perdita della figlia nata morta, spiazza e commuove gli ascoltatori. Per la prima volta trova posto anche una cover e sorprendentemente si tratta di una rivisitazione in stile Birthday Party di “Cry to me”, canzone soul resa celebre da Solomon Burke ad inizio anni ’60. L’album arriva a certificare gli IDLES come figura centrale della fervida nuova scena musicale inglese e fa proseliti di nuovi seguaci, scalando le classifiche di vendita inglesi fino al quinto posto. Ad ulteriore conferma dello stato di grazia della band, due ottimi inediti da “Joy as an act of resistance”, “Mercedes marxist” e “I dream guillotine”, usciranno in un 7” nell’agosto 2019. Fedele testimonianza delle loro adrenaliniche performance live e del feeling che i cinque sanno instaurare con il loro pubblico, il doppio album “A beatiful thing: IDLES live at le Bataclan” esce sul finire del 2019 e per i vecchi e i sempre più numerosi fan sarà l’unico modo per ascoltare un concerto degli IDLES per molto tempo, visto che di lì a poco il Covid fermerà la musica dal vivo in tutto il mondo. Nel settembre 2020 esce l’attesissimo “Ultramono” e, se di base la ricetta vincente resta invariata, la musica degli IDLES appare capace di aprirsi a nuove sonorità –basti ascoltare la sorprendente “A hymn”- grazie anche al lavoro di due produttori come Adam Greenspan e Nick Launay e al prezioso apporto, tra gli altri, di David Yow (Jesus Lizard) e Warren Ellis che offre il suo contributo nella sincopata “Grounds”. Due i singoli estratti dall’album che escono su 7”: “Mr. Motivator” e “Model village”, per il quale il talentuoso regista francese Michel Gondry dirige un videoclip animato. “Ultramono” è la definitiva consacrazione della band, riuscendo nella impensabile – almeno fino a pochissimi anni prima- impresa di arrivare al primo posto di vendita nelle classifiche inglesi. (biografia a cura di Luca Bussagli)
Euro
25,00
codice 2127040
scheda
Idles Crawler
lp [edizione] nuovo  stereo  eu  2021  partisan 
indie 2000
edizione in vinile nero. Il quarto album in studio della fantastica band inglese. Un disco che vede espandere il suono della band con nuove influenze senza però snaturarla, i testi sono più introspettivi a partire dalla personale descrizione della lotta contro le sostanze che il cantante Joe Talbot combatte. Quintetto di Bristol, nato su iniziativa del cantante gallese Joe Talbot e del bassista Adam Devonshire, i cinque propongono un’ aggressiva ed originale miscela di post punk e di certo hardcore evoluto, dove accanto a brani veloci, tirati e granitici trovano spazio composizioni dalle dinamiche più articolate, con la baritonale ed urticante voce di Talbot a fare da perfetto megafono a testi che, con intelligenza e sarcasmo, dipingono un quotidiano dove noia, depressione, machismo, disillusione e xenofobia rendono la società inglese sempre più buia e chiusa. Attivi dal 2009, dopo una lunga gavetta contraddistinta da una manciata di brani in formato digitale, di E.P. autoprodotti e da una intensa attività live, nel 2016 il 45 giri “Well done” , oggi rarissimo e carissimo pezzo da collezione, farà da preludio ed andrà poi a far parte dell’esordio “Brutalism”, uscito nel 2017. Il disco, già maturo e compatto, annovera tra i pezzi forti lo strepitoso anthem “Mother” , poi cavallo di battaglia nei loro infuocati live, uscirà anch’esso come singolo 7”, cosi come “Divide and conquer”. Il seguito “Joy as an act of resistance” -raramente titolo di un disco è stato così efficace nel sintetizzare l’attitudine di una band- uscito nel 2018 per la Partisan Records ( stessa etichetta che meno di un anno dopo pubblicherà l’esordio di un’altra “big thing”, i Fontaines D.C.), vede gli IDLES proseguire nel loro percorso con ancora più consapevolezza e include brani destinati a diventare loro classici come “Colossus”, I’m scum”, “Samaritans” e l’inno alla fratellanza “Danny Nedelko”. Sul finire di lato A l’intimità straziante di “June”, scritta da Talbot in conseguenza della perdita della figlia nata morta, spiazza e commuove gli ascoltatori. Per la prima volta trova posto anche una cover e sorprendentemente si tratta di una rivisitazione in stile Birthday Party di “Cry to me”, canzone soul resa celebre da Solomon Burke ad inizio anni ’60. L’album arriva a certificare gli IDLES come figura centrale della fervida nuova scena musicale inglese e fa proseliti di nuovi seguaci, scalando le classifiche di vendita inglesi fino al quinto posto. Ad ulteriore conferma dello stato di grazia della band, due ottimi inediti da “Joy as an act of resistance”, “Mercedes marxist” e “I dream guillotine”, usciranno in un 7” nell’agosto 2019. Fedele testimonianza delle loro adrenaliniche performance live e del feeling che i cinque sanno instaurare con il loro pubblico, il doppio album “A beatiful thing: IDLES live at le Bataclan” esce sul finire del 2019 e per i vecchi e i sempre più numerosi fan sarà l’unico modo per ascoltare un concerto degli IDLES per molto tempo, visto che di lì a poco il Covid fermerà la musica dal vivo in tutto il mondo. Nel settembre 2020 esce l’attesissimo “Ultramono” e, se di base la ricetta vincente resta invariata, la musica degli IDLES appare capace di aprirsi a nuove sonorità –basti ascoltare la sorprendente “A hymn”- grazie anche al lavoro di due produttori come Adam Greenspan e Nick Launay e al prezioso apporto, tra gli altri, di David Yow (Jesus Lizard) e Warren Ellis che offre il suo contributo nella sincopata “Grounds”. Due i singoli estratti dall’album che escono su 7”: “Mr. Motivator” e “Model village”, per il quale il talentuoso regista francese Michel Gondry dirige un videoclip animato. “Ultramono” è la definitiva consacrazione della band, riuscendo nella impensabile – almeno fino a pochissimi anni prima- impresa di arrivare al primo posto di vendita nelle classifiche inglesi. (biografia a cura di Luca Bussagli)
Euro
28,00
codice 2126840
scheda
Idles Tangk
Lp [edizione] nuovo  stereo  ger  2024  partisan 
indie 2000
edizione in vinile nero, doppio adesivo su cellophane. Il quinto album a tre anni da "crawler", prodotto da Nigel Godrich (già al lavoro con Beck e Radiohead) ed il produttore hip-hop Kenny Beats, oltre a Mark Bowen membro della band. Una raccolta di canzoni che il gruppo di Bristol dedica al tema dell'amore (rauco intenso e viscerale, a 360 gradi), spiegate con le parole del cantante Joe Talbot come "gratitudine verso ciò che siamo" e "desiderio di far sentire l'amore di cui si ha bisogno nella vita". Musicalmente, come già avvenuto nel precedente "crawler", il gruppo cerca nuove soluzioni espressive fregandosene di una coerenza stilistica, con brani sfuggenti e sperimentali che si alternano a cavalcate dance-punk immediate e coinvolgenti. Un nuovo punto a favore di una delle bands più importanti del secolo. Quintetto di Bristol, nato su iniziativa del cantante gallese Joe Talbot e del bassista Adam Devonshire, i cinque propongono un’ aggressiva ed originale miscela di post punk e di certo hardcore evoluto, dove accanto a brani veloci, tirati e granitici trovano spazio composizioni dalle dinamiche più articolate, con la baritonale ed urticante voce di Talbot a fare da perfetto megafono a testi che, con intelligenza e sarcasmo, dipingono un quotidiano dove noia, depressione, machismo, disillusione e xenofobia rendono la società inglese sempre più buia e chiusa. Attivi dal 2009, dopo una lunga gavetta contraddistinta da una manciata di brani in formato digitale, di E.P. autoprodotti e da una intensa attività live, nel 2016 il 45 giri “Well done” , oggi rarissimo e carissimo pezzo da collezione, farà da preludio ed andrà poi a far parte dell’esordio “Brutalism”, uscito nel 2017. Il disco, già maturo e compatto, annovera tra i pezzi forti lo strepitoso anthem “Mother” , poi cavallo di battaglia nei loro infuocati live, uscirà anch’esso come singolo 7”, cosi come “Divide and conquer”. Il seguito “Joy as an act of resistance” -raramente titolo di un disco è stato così efficace nel sintetizzare l’attitudine di una band- uscito nel 2018 per la Partisan Records ( stessa etichetta che meno di un anno dopo pubblicherà l’esordio di un’altra “big thing”, i Fontaines D.C.), vede gli IDLES proseguire nel loro percorso con ancora più consapevolezza e include brani destinati a diventare loro classici come “Colossus”, I’m scum”, “Samaritans” e l’inno alla fratellanza “Danny Nedelko”. Sul finire di lato A l’intimità straziante di “June”, scritta da Talbot in conseguenza della perdita della figlia nata morta, spiazza e commuove gli ascoltatori. Per la prima volta trova posto anche una cover e sorprendentemente si tratta di una rivisitazione in stile Birthday Party di “Cry to me”, canzone soul resa celebre da Solomon Burke ad inizio anni ’60. L’album arriva a certificare gli IDLES come figura centrale della fervida nuova scena musicale inglese e fa proseliti di nuovi seguaci, scalando le classifiche di vendita inglesi fino al quinto posto. Ad ulteriore conferma dello stato di grazia della band, due ottimi inediti da “Joy as an act of resistance”, “Mercedes marxist” e “I dream guillotine”, usciranno in un 7” nell’agosto 2019. Fedele testimonianza delle loro adrenaliniche performance live e del feeling che i cinque sanno instaurare con il loro pubblico, il doppio album “A beatiful thing: IDLES live at le Bataclan” esce sul finire del 2019 e per i vecchi e i sempre più numerosi fan sarà l’unico modo per ascoltare un concerto degli IDLES per molto tempo, visto che di lì a poco il Covid fermerà la musica dal vivo in tutto il mondo. Nel settembre 2020 esce l’attesissimo “Ultramono” e, se di base la ricetta vincente resta invariata, la musica degli IDLES appare capace di aprirsi a nuove sonorità –basti ascoltare la sorprendente “A hymn”- grazie anche al lavoro di due produttori come Adam Greenspan e Nick Launay e al prezioso apporto, tra gli altri, di David Yow (Jesus Lizard) e Warren Ellis che offre il suo contributo nella sincopata “Grounds”. Due i singoli estratti dall’album che escono su 7”: “Mr. Motivator” e “Model village”, per il quale il talentuoso regista francese Michel Gondry dirige un videoclip animato. “Ultramono” è la definitiva consacrazione della band, riuscendo nella impensabile – almeno fino a pochissimi anni prima- impresa di arrivare al primo posto di vendita nelle classifiche inglesi. Seguono gli albums "crawler" del 2021 e "tangk" del 2024 (biografia a cura di Luca Bussagli)
Euro
31,00
codice 2127032
scheda
Idles Tangk (ltd orange)
Lp [edizione] nuovo  stereo  ger  2024  partisan 
indie 2000
edizione limitata in vinile arancio trasparente, doppio adesivo su cellophane. Il quinto album a tre anni da "crawler", prodotto da Nigel Godrich (già al lavoro con Beck e Radiohead) ed il produttore hip-hop Kenny Beats, oltre a Mark Bowen membro della band. Una raccolta di canzoni che il gruppo di Bristol dedica al tema dell'amore (rauco intenso e viscerale, a 360 gradi), spiegate con le parole del cantante Joe Talbot come "gratitudine verso ciò che siamo" e "desiderio di far sentire l'amore di cui si ha bisogno nella vita". Musicalmente, come già avvenuto nel precedente "crawler", il gruppo cerca nuove soluzioni espressive fregandosene di una coerenza stilistica, con brani sfuggenti e sperimentali che si alternano a cavalcate dance-punk immediate e coinvolgenti. Un nuovo punto a favore di una delle bands più importanti del secolo. Quintetto di Bristol, nato su iniziativa del cantante gallese Joe Talbot e del bassista Adam Devonshire, i cinque propongono un’ aggressiva ed originale miscela di post punk e di certo hardcore evoluto, dove accanto a brani veloci, tirati e granitici trovano spazio composizioni dalle dinamiche più articolate, con la baritonale ed urticante voce di Talbot a fare da perfetto megafono a testi che, con intelligenza e sarcasmo, dipingono un quotidiano dove noia, depressione, machismo, disillusione e xenofobia rendono la società inglese sempre più buia e chiusa. Attivi dal 2009, dopo una lunga gavetta contraddistinta da una manciata di brani in formato digitale, di E.P. autoprodotti e da una intensa attività live, nel 2016 il 45 giri “Well done” , oggi rarissimo e carissimo pezzo da collezione, farà da preludio ed andrà poi a far parte dell’esordio “Brutalism”, uscito nel 2017. Il disco, già maturo e compatto, annovera tra i pezzi forti lo strepitoso anthem “Mother” , poi cavallo di battaglia nei loro infuocati live, uscirà anch’esso come singolo 7”, cosi come “Divide and conquer”. Il seguito “Joy as an act of resistance” -raramente titolo di un disco è stato così efficace nel sintetizzare l’attitudine di una band- uscito nel 2018 per la Partisan Records ( stessa etichetta che meno di un anno dopo pubblicherà l’esordio di un’altra “big thing”, i Fontaines D.C.), vede gli IDLES proseguire nel loro percorso con ancora più consapevolezza e include brani destinati a diventare loro classici come “Colossus”, I’m scum”, “Samaritans” e l’inno alla fratellanza “Danny Nedelko”. Sul finire di lato A l’intimità straziante di “June”, scritta da Talbot in conseguenza della perdita della figlia nata morta, spiazza e commuove gli ascoltatori. Per la prima volta trova posto anche una cover e sorprendentemente si tratta di una rivisitazione in stile Birthday Party di “Cry to me”, canzone soul resa celebre da Solomon Burke ad inizio anni ’60. L’album arriva a certificare gli IDLES come figura centrale della fervida nuova scena musicale inglese e fa proseliti di nuovi seguaci, scalando le classifiche di vendita inglesi fino al quinto posto. Ad ulteriore conferma dello stato di grazia della band, due ottimi inediti da “Joy as an act of resistance”, “Mercedes marxist” e “I dream guillotine”, usciranno in un 7” nell’agosto 2019. Fedele testimonianza delle loro adrenaliniche performance live e del feeling che i cinque sanno instaurare con il loro pubblico, il doppio album “A beatiful thing: IDLES live at le Bataclan” esce sul finire del 2019 e per i vecchi e i sempre più numerosi fan sarà l’unico modo per ascoltare un concerto degli IDLES per molto tempo, visto che di lì a poco il Covid fermerà la musica dal vivo in tutto il mondo. Nel settembre 2020 esce l’attesissimo “Ultramono” e, se di base la ricetta vincente resta invariata, la musica degli IDLES appare capace di aprirsi a nuove sonorità –basti ascoltare la sorprendente “A hymn”- grazie anche al lavoro di due produttori come Adam Greenspan e Nick Launay e al prezioso apporto, tra gli altri, di David Yow (Jesus Lizard) e Warren Ellis che offre il suo contributo nella sincopata “Grounds”. Due i singoli estratti dall’album che escono su 7”: “Mr. Motivator” e “Model village”, per il quale il talentuoso regista francese Michel Gondry dirige un videoclip animato. “Ultramono” è la definitiva consacrazione della band, riuscendo nella impensabile – almeno fino a pochissimi anni prima- impresa di arrivare al primo posto di vendita nelle classifiche inglesi. Seguono gli albums "crawler" del 2021 e "tangk" del 2024 (biografia a cura di Luca Bussagli)
Euro
31,00
codice 2126825
scheda
Interpol antics
Lp [edizione] nuovo  stereo  usa  2004  matador 
indie 2000
Ristampa in vinile 180 grammi, inner sleeve, etichetta bianca scritte nere e rosse. Pubblicato dalla Matador nel settembre del 2004 in Gran Bretagna, dove giunse al 21ø posto in classifica, e negli USA, dove arrivo' al 15ø posto di Billboard 200, "Antics" e' il secondo album degli Interpol. Uscito dopo l'acclamato "Turn on the bright lights" (2002), "Antics" presenta un suono malinconico ed autunnale di grande atmosfera, molto somigliante al post punk degli storici Chameleons ed in misura minore ai Joy Division; il canto di Paul Banks ricorda nel timbro quello di Ian Curtis, mentre il tono e' piu' compassato e meno drammatico. I brani, energici ed intensi, sono sorretti dalla potente sezione ritmica di Carlos Dengler e Sam Fogarino, mentre le chitarre creano sognanti ed ipnotici tappeti sonori su cui si staglia la voce di Banks. Formatisi a New York nel 1998, gli Interpol si fanno notare nei circuiti locali esibendosi dal vivo nei club della citta'. Nel 2000, con un nuovo batterista, intensificano le loro esibizioni e nel 2001 compiono un tour in Gran Bretagna, cogliendo l'occasione per registrare una Peel session per la BBC. L'anno successivo esce il loro primo album, acclamato dalla critica, "Turn on the bright lights", che riscuote un incoraggiante successo di vendite per gli standard indie. L'energico ed al tempo stesso atmosferico indie rock del gruppo, fortemente influenzato dal post punk inglese di Joy Division e Chameleons, guadagna ancora piu' consensi con il secondo lp "Antics" (2004), che si situa sui piani alti delle classifiche sia in Gran Bretagna che negli USA.
Euro
29,00
codice 2126829
scheda
Islet Illuminated people
Lp [edizione] nuovo  stereo  eu  2012  turnstile shape 
indie 2000
coupon per download digitale, copertina apribile. Il primo album del gruppo pop sperimentale gallese. Islet sono un gruppo di Cardiff, formato nel 2009. Estremamente indipendente e fuori dai circuiti social e web, affidano la loro promozione principalmente ad una fanzine che autoproducono "the isness". Dopo due ep che attirano l'attenzione della critica, debuttano con l'album Illuminated People nel 2012, seguito nel 2013 da Released by the Movement, quindi Eyelet per la Fire records nel 2020 e Soft Fascination nel 2023. La loro musica è un libero e sperimentale "pop" che contiene elementi di rock sperimentale , psichedelia, no wave, krautrock e post-punk, con riferimenti ad Animal collective. Suscitano interesse i loro spettacoli dal vivo con lunghe jam e scambi di strumenti tra i membri.
Euro
21,00
codice 2127023
scheda
Japan Quiet life (half-speed mastered)
Lp [edizione] nuovo  stereo  eu  1980  bmg 
punk new wave
Ristampa del 2021, rimasterizzata con sistema half-speed mastering, copertina apribile pressoche' identica a quella dell' originaria tiratura, e corredata di esclusivo inserto con foto e note, e di inner sleeve. Originariamente pubblicato nel gennaio del 1980 dalla Ariola Hansa in Gran Bretagna, dove giunse al 53esimo posto in classifica, non uscito negli USA, questo e' il terzo affascinante album dei Japan, uscito dopo ''Obscure alternatives'' (1978) e prima di ''Gentlemen take polaroids'' (1980). ''Quiet life'' dimostro' l' inarrestabile progressione artistica del gruppo. Dopo due albums poco apprezzati dalla critica ma che avevano iniziato a destare interesse presso il pubblico, soprattutto fuori dai confini inglesi, la band approdo' con questo lavoro ad una maggiore consapevolezza artistica, punto di partenza per i capolavori successivi ("Gentlemen Take Polaroids" e "Tin Drum"). Sono sempre fortissime le influenze Bowie (la scarna "Despair" ricorda smaccatamente certi episodi di "Low" ed "Heroes") e Roxy Music, ma si affaccia anche quel gusto decadente e mittleuropeo dei Japan maturi, con episodi memorabili come "Quiet Life", "Alien" o la bellissima la cover di "All Tomorrow's Parties" dei Velvet Underground. I Japan, nati nel 1974 nei sobborghi di Londra sud, cercano una loro strada, mettendo in mostra fin dall'inizio la propensione per un estetismo decadente. La band si cimenta nei primi anni con tre album di glam-punk chitarristico, curiosi ibridi tra David Bowie e i Sex Pistols, tra i Clash e gli Ultravox, in questo periodo, la band vive soprattutto in Giappone, dove entra in contatto con artisti come il chitarrista Masami Tsuchiya degli Ippu Do, Akiko Yano e il tastierista della Yellow Magic Orchestra Ryuichi Sakamoto, rivelandosi cosi' come formazione ancora alla ricerca di una fisionomia compiuta, anche se gia' dominata dalla personalita' del suo leader che caratterizzera' ed indirezzera' il gruppo verso quel gusto decadente e mitteleuropeo che li fara' apprezzare ed idolatrare da critica e pubblico.
Euro
29,00
codice 3033867
scheda
Jefferson carter Rise of atlantis (ltd. numbered 180 gr. translucent green vinyl)
Lp [edizione] nuovo  stereo  eu  1978  music on vinyl 
jazz
Edizione limitata a mille copie numerate sul retro copertina, in vinile da 180 grammi di colore verde semitrasparente, copertina lucida. Ristampa del 2023 ad opera della Music On Vinyl, pressoché identica alla rara prima tiratura. Originariamente pubblicato nel 1979 dalla Timeless Muse negli USA ed in Europa, questo è l'unico album da band leader per Carter Jefferson. Fu inciso al CI Recording Studio di New York il 23 e 27 dicembre del 1978, da Carter Jefferson (sax tenore, sax soprano), Clint Houston (contrabbasso), Steve Thornton (congas, percussioni), Victor Lewis (batteria), Harry Whitaker (pianoforte sulla prima facciata), John Hicks (piaoforte sulla seconda facciata), Shunzo Ono (tromba sulla seconda facciata) e Hino Terumasa (flicorno e tromba sulla prima facciata). Un lavoro accostato al jazz di Woody Shaw, con il quale Jefferson stava suonando nei tardi anni '70, "The rise of Atlantis" si dipana principalmente sulle trame dello hard bop, con alcune interessanti sfumature afro-caraibiche nelle percussioni, e qualche raffinata deriva post bop. Questa la scaletta: "Why", "The Rise Of Atlantis", "Wind Chimes", "Changing Trains", "Song For Gwen", "Blues For Wood". Il sassofonista Carter Jefferson (1946-1993) spese gran parte della sua carriera come sideman e turnista, particolarmente apprezzato per la sua esperienza con Woody Shaw fra il 1977 ed il 1980. Un musicista capace di misurarsi con sicurezza con il jazz moderno ed avanzato, Jefferson mosse i primi passi professionali importanti nell'ambito del soul, suonando nei gruppi di supporto di stars come Supremes, Little Richard e Temptations nel corso degli anni '60. Trasferitosi a New York nel 1971, suonò di lì a poco con Mongo Santamaria e persino con i Jazz Messengers di Art Blakey, quindi con il sopracitato Shaw, e poi con altri pezzi da novanta, fra cui Roy Haynes, Elvin Jones e Malachi Thompson; il sassofonista pubblicò solo un album come band leader, "The rise of Atlantis", uscito nel 1979.
Euro
16,00
codice 3515696
scheda
Jesters of destiny Fun at the funeral (ltd.)
Lp [edizione] nuovo  stereo  fin  1986  full contact 
punk new wave
Edizione limitata a 350 copie in vinile nero. Ristampa del 2014 ad opera della Full Contact, pressoché identica alla prima tiratura. Originariamente pubblicato nel 1986 dalla Dimension negli USA e dalla Metal Blade in Europa, il primo album, precedente "The sorrows that refuse to drown" (2017). Una vera bizzarria che probabilmente poteva emergere solo dal calderone socioculturale della Los Angeles degli anni '80, "Fun at the funeral" è un'opera che non e facile classificare come puro metal: sebbene siano presenti sia caratteri ricondudibili ai Black Sabbath come al glam metal losangelino degli anni '80, il gruppo li intreccia spudoratamente con chiari riferimenti psichedelici ed acid rock, come anche ad occasionali ed apparentementi scherzi elettronici, intrecciando potenza e trame ipnotiche, epiche chitarre elettriche e passaggi elettroacustici, granitici riffs e rimandi orientaleggianti, persino occasionali tracce punk rock; il tutto si amalgama in modo curiosamente fluido ed armonioso. Attivi inizialmente fra il 1983 ed il 1988, e poi riformatisi nel 2015, i losangelini Jesters Of Destiny sono stati negli anni '80 uno dei gruppi più bizzarri e difficili da classificare della scena della metropoli californiana, di per sé già ricca di eccentricità e di inclinazioni crossover: dopo aver partecipato alla compilation "Metal massacre", con il loro primo album "Fun at the funeral" (1986) i quattro esperti musicisti, fra cui il bassista e cantante Bruce Duff (ex 45 Grave), crearono un interessante e spiazzante ibrido fra heavy metal sabbathiano, glam e pop metal californiano e moderno acid rock, probabilmente uno dei prototipi di quello che sarebbe stato etichettato come alternative metal negli anni '90, e delle creazioni di gruppi celebri come Jane's Addiction e Faith No More. Scioltisi dopo il mini lp del 1987 "In a nostalgic mood", i Jesters Of Destiny si riformeranno a decenni di distanza, realizzando i nuovi album, "The sorrows that refuse to drown" (2017) e "Distorting everything" (2022).
Euro
16,00
codice 3515697
scheda
Justice Cross
lp2 [edizione] nuovo  stereo  fra  2007  because 
indie 2000
Vinile doppio, copertina apribile, inner sleeve nere con scritte dorate, label nera con scritte e piccola croce dorata. Pubblicato nel giugno del 2007 dalla francese Because, ''Cross'' e' il primo album di Justice. Il duo francese propone una dance elettronica frizzante e ricca di campionamenti eclettici e vari. Il funk e soprattutto la dance dei primi anni '80 fanno sentire la loro influenza lungo l'album, in cui avvertono secondo la critica echi di Jackson Five e del Michael Jackson di ''Off the wall'', ovviamente rielaborati in un contesto elettronico e mescolati con campionamenti imprevedibili come i Goblin, gruppo progressivo italiano degli anni '70, i Camel ed i Brothers Johnson. I Justice sono un progetto dance elettronico avviato da due giovani parigini intorno al 2004, Xavier De Rosnay e Gaspard Auge'. I Justice si fanno presto notare con il brano ''Never be alone'', che include campionamenti vocali degli inglesi Simian, e vengono messi sotto contratto dalla Ed ranger, etichetta del manager dei Daft Punk Pedro Winter. Poco dopo il gruppo suscita entusiasmo con ''Waters of Nazareth'', dai toni piu' scuri rispetto a ''Never be alone''. Il primo album ''Cross'' esce nel 2007 e riceve apprezzamenti per la sua dance elettronica dalle influenze piu' disparate, i toni funk e dance pop anni '80 ed i campionamenti originali.
Euro
32,00
codice 2126733
scheda
Kasabian Kasabian
10"x2 [edizione] nuovo  stereo  eu  2004  rca 
indie 2000
Ristampa in doppio vinile 10'', copertina liscia apribile, label nera con scritte bianche ed artwork di copertina in bianco sullo sfondo. Pubblicato nel 2004 dalla RCA, giunto al quarto posto in classifica in Gran Bretagna ed alla 94° posizione negli USA, questo e' l'eponimo album d'esordio dei Kasabian, uscito prima di ''Empire'' (2006). Il gruppo inglese fece sensazione in patria con questo lavoro variegato che nel suo mettere insieme autunnale pop britannico, dub, influssi della scena ''baggy'' di quindici anni prima e venature dance elettroniche, si ricollega in parte a dischi epocali al confine fra rock ed elettronica come ''Screamadelica'' (1990) dei Primal Scream e ''Dig your own hole'' (1997) dei Chemical Brothers, con un accento in verita' posto sul versante pop/rock. Gruppo inglese formatosi a Leicester nel 1999, i Kasabian diventano beniamini del pubblico in patria con una serie di singoli ed ep, e quindi con l'eponimo album d'esordio del 2004 che giunge nella top five inglese. Il chitarrista Chris Karloff esce dal gruppo poco prima dell'uscita del secondo lp ''Empire'' (2006), sostituito da Jay Mehler; quindi ''West ryder pauper lunatic asylum'' arriva nel 2009. Il loro stile musicale intreccia il pop inglese dell'epoca ''baggy'' (Stone Roses, etc.) ed il brit pop con elementi dance.
Euro
27,00
codice 2126739
scheda
Killing joke Night time
Lp [edizione] nuovo  stereo  eu  1985  music on vinyl 
punk new wave
ristampa in vinile 180 grammi per audiofili, copertina pressoche'0 identica alla prima tiratura, e corredata di inserto con testi. Pubblicato nel febbraio del 1985 dalla EG in Gran Bretagna, dove giunse all'undicesimo posto in classifica, e dalla Caroline negli USA, questo e' il quinto album in studio dei Killing Joke, uscito dopo ''Fire dances'' (1983) e prima di ''Brighter than a thousand suns'' (1986). Dopo i primi due storici e seminali album di esordio il gruppo produrra' in sordina due successivi album che saranno seguiti da ''Night Time'', che riuscira' ad imporsi nelle chart anglosassoni ed europee, affermandosi come il disco piu' venduto in assoluto del gruppo. L'album e' composto da un succedersi di brani affascinanti ed incalzanti, che senza alcun accenno a caduta di stile o tono glorificano in egual misura questa realizzazione che trova emblematica espressione nel brano ''Love Like Bloood'', eletto in modo del tutto naturale tra i classici della seconda meta' degli anni ottanta, un inno della sottocultura underground dominante del periodo. I Killing Joke si formano nella londinese Notting Hill nel 1979 da Jaz Coleman e Paul Ferguson; completeranno la formazione Geordie (K.Walker) e Youth (Martin Glover). Dopo il loro esordio autoprodotto per la propria Malicious Damage, i Killing Joke trovarono in John Peel un loro forte sostenitore e grazie alle sue programmazioni radiofoniche il gruppo ebbe un primo contratto con la Island che ripubblico' il loro esordio, prodotto in poche centinaia di copie, a distanza di un solo mese dalla sua uscita. Successivamente, i quattro di Notting Hill, si autoprodussero un successivo singolo che garanti' loro un nuovo contratto con la EG, che prese il gruppo e la sua etichetta sotto la propria ala protettrice; collaborazione questa, che accompagnera' il gruppo per la maggior parte della sua carriera cristallizzando cosi' alcune delle piu' belle pagine di tutto il post-punk britannico degli anni ottanta.
Euro
29,00
codice 2126909
scheda
King b.b. King of the blues (+1 track)
Lp [edizione] nuovo  stereo  eu  1961  waxtime 
blues rnr coun
Ristampa in edizione limitata, in vinile da 180 grammi, copertina pressoche' identica alla prima tiratura ma con una bonus track (''Someday baby'', posta alla fine della seconda facciata). Originariamente pubblicato nel 1961 dalla Crown, uno dei primi storici album di B.B. King, successivo a ''B.B. King sings spirituals'' (1960, sempre su Crown). Inciso ad Hollywood nel marzo del 1960 con Lloyd Glenn (piano), Ralph Hamilton (basso), Jessie Sailes (batteria) ed ottoni non identificati, e' un disco di classicissimo blues elettrico fine anni '50/primi '60, dove viene messa in particolare risalto la potente e squillante voce di King. Questa la scaletta: ''I've got a right to love my baby'', ''What way to go'', ''Long nights'', ''Feel like a million'', ''I'll survive'', ''Good man gone bad'', ''If I lost you'', ''You're on top'', ''Partin' time'', ''I'm king'', ''Someday baby'' (bonus track). Nato con il nome di Riley B. King nel 1925 a Itta Bena nel Mississipi. Cresciuto nel profondo sud degli Stati Uniti, a meta' anni '40 B.B. King ebbe modo di prendere lezioni di Blues dal grande Bukka White, di cui era parente. Segui' una gavetta a base di esibizioni in trasmissioni radiofoniche fino ai primi contratti discografici con la Bullet nel 1949; il successo arrivo' all'inizio degli anni '50, a partire dai quali B.B. King prese a sfornare una quantita' impressionante di hits da classifica fino agli anni '80, grazie al suo r'n'b vivace ed accessibile, ed a propagare il verbo del r'n'b tramite una infaticabile attivita' concertistica.
Euro
22,00
codice 2126776
scheda
King b.b. Singin' the blues (+2 tracks)
Lp [edizione] nuovo  stereo  eu  1957  waxtime 
blues rnr coun
ristampa in vinile da 180 grammi, arricchita della presenza di due tracce aggiunte ("Ruby Lee" e "Jump With You Baby"), copertina pressoche' identica sul fronte alla prima tiratura. Originariamente pubblicato nel 1956 dalla Crown negli USA, il leggendario e fondamentale primo album di B.B. King. Si tratta essenzialmente di una raccolta contenente alcuni dei suoi singoli di maggior successo fra quelli usciti intorno a meta' anni '50, fra i quai troviamo qui ''Bad luck'', ''Everyday I have the blues'' e ''Sweet little angel''. Classico ed influentissimo blues elettrico degli anni '50. Questa la scaletta: ''Please love me'', ''You upset me baby'', ''Every day I have the blues'', ''Bad luck'', ''3 o'clock blues'', ''Blind love'', ''Woke up this morning'', ''You know I love you'', ''Sweet little angel'', ''Ten long years'', ''Did you ever love a woman'', ''Crying won't help you''. Nato con il nome di Riley B. King nel 1925 a Itta Bena nel Mississipi. Cresciuto nel profondo sud degli Stati Uniti, a meta' anni '40 B.B. King ebbe modo di prendere lezioni di Blues dal grande Bukka White, di cui era parente. Segui' una gavetta a base di esibizioni in trasmissioni radiofoniche fino ai primi contratti discografici con la Bullet nel 1949; il successo arrivo' all'inizio degli anni '50, a partire dai quali B.B. King prese a sfornare una quantita' impressionante di hits da classifica fino agli anni '80, grazie al suo r'n'b vivace ed accessibile, ed a propagare il verbo del r'n'b tramite una infaticabile attivita' concertistica.
Euro
22,00
codice 2126965
scheda
King krule Man alive!
Lp [edizione] nuovo  stereo  eu  2020  xl 
indie 2000
edizione vinile nero, adesivo su cellophane, copertina ruvida con parti lucide, inner sleeve, apribile. Il terzo album, registrato al Shrunken Heads di Nunhead, il quartiere di Marshall, con il solo co-produttore Dilip Harris, e suonato quasi esclusivamente in tutte le sue parti da Marshall. King Krule, soprannome dietro al quale si nasconde l'identità di Archy Marshall, giovane nerd londinese. Cresciuto ascoltando musica eterogenea - da Eddie Cochran a Ian Dury, passando per i Ruts di Malcolm Owen, la No Wave newyorkese di fine anni Settanta e Fela Kuti - durante l’adolescenza, difficile e complicata, Marshall trova sfogo nella sua incredibile e poliedrica creatività raccontando storie con il tipico piglio maleducato e proletario inglese.
Euro
34,00
codice 2127047
scheda

Page: 6 of 12


Pag.: oggetti: